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Articoli marcati con tag ‘Vendita prodotti tipici calabresi’

PostHeaderIcon Nel segno della tradizione tassativamente calabrese ancora oggi si produce la pasta tipica regionale.

In Calabria la pasta tipica è un alimento che ha forti radici in una antica tradizione, visto che viene lavorata tassativamente a mano all’interno delle famiglie. Vecchie gesta di mani esperte delle massaie calabresi, che si ripropongono con consuetudine e sistematicità ancora oggi, considerato lo spessore che i primi piatti assumono nella regione; un’importanza fondamentale per un impasto semplice, prodotto solo con le migliori semole di grano duro, acqua pura delle sorgenti montane e sale (meno presente l’uovo), per ottenere una preparazione proprio come impone l’arte della cucina calabrese. Piatti essenzialmente poveri, ma dei quali potevano disporre solo quanti avevano farina bianca in casa, e non sempre peraltro, considerate le condizioni di miseria dei tempi passati.

Un uso che è tornato fortemente negli anni recenti, per riproporre in tavola i sapori di un tempo, cercando di uscire dai “sapori appiattiti” delle produzioni industriali, elevandosi al contrario e sempre più a ruolo di piatti unici ed esclusivi. Una volta, infatti, la pasta usata in particolare sulle tavole calabresi era tutta pasta fatta in casa, preparata con grande maestria dalle donne di famiglia, nel pieno rispetto di tassativi rituali e con una dovizia e cura dei particolari processi, dal dosaggio degli ingredienti alle varie fasi di lavorazione, financo nella cottura.

Secondo la tradizione della regione una ragazza è pronta per prender marito solo quando è capace e conosce a fondo tutti i 15 modi di preparare la pasta fatta in casa; ovvero, gli uomini sceglievano le donne da sposare anche in virtù della loro capacità di lavorare e saper fare la pasta.

Se l’arte della pasta si è conservata fino ai nostri giorni, costituendo ancora la base del pasto quotidiano, perché privarsi di un alimento basilare della nostra mensa, scegliendo quella migliore e che garantisca un apporto davvero “nutrizionale”?? La scelta dei grani più opportuni, delle migliori semole, il rispetto dei processi di essiccamento è infatti basilare per poter ottenere un prodotto davvero all’altezza, evitando che tutti gli elementi essenziali al nostro organismo si disperdano al contrario nell’acqua di cottura.

Facile a dirsi, non impossibile a realizzarsi, visto che in rete ci sono siti di prodotti tipici calabresi che propongono nelle loro vetrine virtuali paste calabresi che ben possono assimilarsia quelle della tradizione regionale, quasi fossero state prodotte in casa secondo antica ricetta, e senza dubbio elevandosi rispetto alle produzioni massive della grande distribuzione.

Certo non si tratta delle paste di ogni giorno, ma ogni tanto val la pena concedersi piccole trasgressioni a tavola.

Le varietà proposte sono numerose, ognuna appetitosa ed interessante: che dire, ad esempio dei “Fileja“, per la quale in passato si utilizzava u firriettu, un ferro da calza o anche quello ricavato da un vecchio ombrello in disuso, intorno al quale si avvolge la pasta per farle assumere la caratteristica forma arrotolata, tramite la filatura, ovvero un filo omogeneo di circa 0,5 cm. di diametro, spezzato in pezzi di 20-30 cm. di lunghezza; a questo processo segue poi quello della trafilatura, che consente di dare ai Filei la particolare forma ricurva, tramite un bastoncino sottile di legno o ginestra essiccata. Tradizionalmente questo formato si condisce con sugo di pomodoro fresco, o con un corposo sugo di carne (capra e maiale), e con una buona spruzzata di pecorino o ricotta secca, naturalmente quelle calabresi.

Una preparazione analoga si ha anche per i “Maccarruni” e i “Fusilli“, piatti antichi per eccellenza; anche per questi, proprio come visto per i filei, si utilizza u firriettu. L’essenzialità di questo strumento di cucina, come per quello delle necessarie ed opportune basi di legno (Madia), è ribadito dalla importanza che questi assumevano nel corredo matrimoniale: una buona sposa, infatti, li doveva annoverare entrambi negli oggetti avuti in dote dalla sua famiglia d’origine, proprio come al giorno d’oggi varrebbe per un forno a microonde o altro indispensabile elettrodomestico.

I cavatelli dimostrano tutta la capacità e maestria della massaia nel saper fare la pasta: infatti occorre impastare gli ingredienti in modo da ottenere un impasto duro, altrimenti col riposo sulla spianatoia (coperto da una ciotola, per almeno mezz’ora) ammorbidisce troppo ed è più difficoltoso da lavorare. Dopodichè occorre prendere un pezzo di pasta, fare un rotolino di circa 1cm di diametro, con un coltellino staccare un piccolo pezzo che va premuto col pollice dell’altra mano contro la punta del coltello, poi si schiaccia la lama sul tavolo ruotando brevemente e trascinando il cavatello.

Siamo in Calabria, ed è normale che “sua maestà il peperoncino” da il suo contributo nel condimento della pasta da portare in tavola, giusto per fornire un’ulteriore tocco di schiettezza alle varie portate. In particolare, formati quali i “fusilli” o i “filei” sono proposti dalle varie aziende in rete nella variante piccante, laddove la preparazione a monte del prodotto avviene con un’altra sciccheria della regione: la bomba calabrese, gigante per antonomasia dei sottoli di queste terre, a base di verdure (melanzane, carciofi, aglio, alloro e naturalmente peperoncino), funghi ed olio.

Come dire, prendere due piccioni con una fava!!

PostHeaderIcon Liquore di liquirizia: prepariamo in casa “l’anima nera calabrese”, secondo ricetta della regione.

Il liquore di liquirizia calabrese, classico ed esclusivo liquore della gastronomia regionale, è ormai una chicca facilmente reperibile nella distribuzione commerciale, o presso boutique del gusto che propongono prodotti tipici calabresi.

Ma chi è un attimino più “aduso” alle preparazioni fatte in casa, può eventualmente sperimentare il fai da te, ricorrendo ad acquistare la polvere di liquirizia, “tassativamente quella calabrese”, presso i siti di e.commerce di prodotti tipici che nelle loro vetrine virtuali propongono anche questa referenza.

La liquirizia è una pianta erbacea che cresce in modo spontaneo nei terreni argillosi del meridione d’Italia. Riconosciutale dalla antichità numerose proprietà benefiche, dalle relative radici si ricava la sostanza che è stata sapientemente trasformata in rinomate caramelline, dalle forme più variegate ed, all’occorrenza, aromatizzate in vario modo.

Il puro succo di liquirizia calabrese in polvere è una delle migliori per gli usi gastronomici in generale, come afferma peraltro anche l’autorevole Enciclopedia Britannica argomentando sulla materia prima – la migliore qualità di liquirizia “is made in Calabria”; essa proviene dalle medesime aziende che producono le confetterie derivate da questa fantastica ed esclusiva radice, mosse da uno dei principi essenziali del nostro sud secondo il quale, anche dalla liquirizia, “non si butta via nulla”.

Preparare il liquore fatto in casa con la polvere di liquirizia, oltre che connotarlo con un sapore unico ed inequivocabile, ne fa un dopo-pasto digestivo esclusivo, da gustare all’occorrenza anche freddo: una originalità che indubbiamente stupirà i vostri ospiti a tavola.

Ed eccovi la relativa ricetta:

Liquore alla liquirizia artigianale.

Ingredienti:200 gr di liquirizia in polvere, 1,5 litri di acqua, 1,2 kg di zucchero raffinato, 1 litro di alcool a 95°.

Preparazione: scaldare l’acqua portandola quasi alla ebollizione, sciogliere prima lo zucchero e poi la polvere di liquirizia facendola cadere a pioggia poca per volta con un cucchiaino da caffè e girando in continuazione con un cucchiaio o un mestolo. Finita la polvere spengere il fuoco e far raffreddare lo sciroppo fino a temperatura ambiente sempre mescolando. A questo punto unire l’alcool girando con il mestolo per amalgamare bene sciroppo e alcool, finito ciò imbottigliare.

Fare lo sciroppo in una pentola che abbia una capienza di circa 5 litri e che sia fatta con materiale con poca aderenza, che non faccia attaccare il contenuto nella cottura, (l’alluminio va benissimo). Una volta imbottigliato il liquore di tanto in tanto scuotere le bottiglie, per far si che eventuali grumi di liquirizia in formazione specialmente sul fondo si sciolgano prima di solidificarsi troppo. E’ buono anche subito, ma dopo un mese o due,l’alcool e lo zucchero si saranno amalgamati a dovere.

Le quantità dei componenti detti sopra possono essere variate a seconda dei gusti personali.

Ovvio che la originale polvere di liquirizia può avere diversi usi eccezionali in cucina, per i quali ve ne suggeriamo altri, sciccosi ed unici.

Gelato alla liquirizia.

Ingredienti: polvere di liquirizia 100 g, latte 300 g, zucchero 150 g, panna 350g.

Preparazione: mettete in una casseruola il latte con lo zucchero e la liquerizia. Fate scaldare a fiamma bassa mescolando spesso ma senza mai far bollire fino allo scioglimento della liquerizia. Fate poi raffreddare e incorporate la panna montata. Versate nella gelatiera per circa una mezz’ora.

Spuma di liquirizia in salsa di anice.

Ingredienti per 4 persone: 150g di panna liquida di prima qualità, 250g di latte fresco, 20g di liquirizia in polvere, 4 uova, 2 fogli di colla di pesce, 3g di semi di anice, 50g di zucchero. 2 cucchiaio di maizena.

Preparazione: sbattere le uova con lo zucchero, aggiungere la liquirizia, il latte caldo e la panna , cuocere a bagnomaria incorporando la colla di pesce dopo averla ammorbidita nell⿿acqua fredda. Raffreddare ed aggiungere la panna montata, incorporandola.

Per la salsa: bollire 100g di latte con i semi di anice, far raffreddare ed aggiungere la maizena. Addensare sul fuoco, nappare i piatti con la salsa e con l’aiuto di uno scavino formare delle palline di spuma, cospargere di polvere di liquirizia e servire.